In questa guida spieghiamo come scegliere il migliore ciuccio per neonato.

Una volta che l’allattamento è avviato, si può concedere al bambino l’uso del ciuccio. Rappresenta, infatti, un mezzo fondamentale a disposizione del piccolo per trovare consolazione nei momenti di sconforto e per rilassarsi. Rispetto al pollice, cui ricorrono alcuni bambini, poi, l’uso del succhietto ha il vantaggio di poter essere “dosato” dai genitori, perché non è sempre a disposizione del bimbo come il proprio dito. Per contro, però, può provocare risvegli notturni, se viene perso nel sonno. In ogni caso, non è un mezzo da utilizzare in qualsiasi occasione, quando non si ha tempo di prendersi cura del piccolo, ma dovrebbe sempre rispondere a una sua reale necessità.

Soddisfa un bisogno primario

Quello del succhiare è per il bambino un gesto istintivo che inizia ancora prima della nascita. Infatti, già dal quinto mese, nel corso di un’ecografia lo si può sorprendere con il dito in bocca. Una volta nato, la suzione diventa un riflesso spontaneo e naturale del neonato che è già in grado di attaccarsi al seno materno e succhiarlo per provocare la fuoriuscita del latte: appena la mamma avvicina il piccolo al seno per nutrirlo, il bambino istintivamente si orienta verso il capezzolo per succhiarlo.

La suzione però non è legata solo alla nutrizione. La bocca è, infatti, l’organo sul quale si concentrano tutte le sensazioni piacevoli durante i primi mesi di vita. Ecco perchè oltre a soddisfare le esigenze nutritive del neonato, svolge una preziosa funzione consolatoria: l’intimo contatto che nel corso della poppata si crea tra madre e figlio rappresenta un’esperienza primaria, capace di trasmettere al piccolo un senso di sicurezza fondamentale per la sua maturazione psicologica.

Non ci si deve stupire quindi se, anche una volta saziata la fame, il bimbo dimostra di gradire il contatto con il seno materno oppure se tende a ricreare la stessa sensazione ricorrendo a dei sostituti del capezzolo, soprattutto in momenti di particolare ansia o tensione in cui sente il bisogno di essere rassicurato. Infatti il ciuccio contribuisce a rilassare il bebè perché gli infonde sicurezza, la suzione calma, rasserena il piccolo e gli concilia il sonno. Succhiare il ciuccio non è un vizio.

Non bisogna nemmeno avere paura di compromettere la conformazione della bocca: al giorno d’oggi le tettarelle più moderne dei succhietti sono ortodontiche e non solo: studi più recenti, hanno accertato che, se l’uso non si protrae oltre i tre anni, non ha ripercussioni sui dentini e, anzi, ha tante virtù. Concilia il sonno del bebé, gli procura piacere, lo aiuta a scaricare la tensione e lo fa sentire protetto.

Via libera, dunque al succhietto, a patto di seguire alcuni accorgimenti: sceglierlo in base all’età del bebé; sterilizzarlo ogni giorno nei primi tre mesi; sostituirlo quando inizia a screpolarsi, perché diventa poco igienico; e non intingerlo nel miele o nello zucchero, perché favorisce la carie e abitua il piccolo a sapori troppo dolci, con il rischio, in futuro, di sovrappeso.

Modo giusto di dare il ciuccio

Per evitare che il ciuccio si trasformi in un’abitudine difficile da superare, è consigliabile seguire due regole fondamentali fin dall’inizio

Non farne uno strumento a uso dei genitori. Sarebbe sbagliato, infatti, ricorrere al succhietto come a una sorta di tappo con cui bloccare ogni accenno di pianto o di lamento del bebé: prima di farlo è, invece, opportuno cercare di capire l’origine del suo disagio e provare a porvi rimedio.

Offrire al piccolo il ciuccio nei momenti in cui può effettivamente svolgere la sua funzione consolatoria, quelli contraddistinti cioè da una particolare tensione: per esempio, la fase dell’addormentamento (spesso vissuta dal piccolo come un’esperienza di rottura rispetto alla realtà rassicurante della veglia) o quando la mamma si allontana e il ciuccio consente di ricreare una forma di contatto con lei.

Il ciuccio non è più un vizio

Il succhietto è stato in passato demonizzato ma la fama negativa connessa al suo uso sembra essere ormai del tutto superata in quanto:

RISPONDE A UN ISTINTO NATURALE
La suzione corrisponde a un riflesso istintivo del bebé che non appena viene avvicinato al seno della mamma si attacca al capezzolo per succhiare il latte. L’atto del succhiare ha un profondo valore rassicurante per il neonato: gli serve a ristabilire il contatto con la mamma o chi si prende cura di lui e, in tal senso, il succhietto, il ditino, la copertina morbida o il peluche che porta alla bocca e ciuccia, acquisiscono il prezioso ruolo di sostituti che aiutano il bambino soprattutto nei momenti vissuti come difficili, per esempio, la nanna o le temporanee separazioni dalla mamma.

PRIMA DEI 2 ANNI NON COMPORTA DANNI ALLA DENTIZIONE
I problemi che può provocare il succhietto al palato diventano più evidenti a partire dai 2 anni, cioè quando la persistenza dell’uso del ciuccio tende a provocare deformazione del palato, crescita anomala dell’osso premascellare e i cosiddetti “denti da coniglio”. A questa età, quindi, è consigliabile stimolare il progressivo abbandono del ciuccio.

RISULTA ESSERE PREFERIBILE AL DITINO
Il succhietto è preferibile al dito in quanto consente, di controllarne e regolarne l’uso più semplicemente e, quando arriverà il momento giusto, è più facile stimolarne l’abbandono da parte del bambino. Succhiare il dito, poi, può procurare danni maggiori alla dentizione: il ciuccio, infatti, è più piccolo e progettato proprio tenendo conto delle specifiche caratteristiche del palato del piccolo.

Nello specifico i problemi che può creare il ciuccio

L’utilizzo prolungato del succhietto può rovinare la dentizione? E una cosa che molte mamme si domandano. L’utilizzo del “ciuccio” in effetti ha sempre creato dubbi e perplessità: se usarlo oppure no, in che materiale, di che forma, quando toglierlo e così via. La maggior parte dei pediatri concorda sul fatto che l’utilizzo di questo oggetto può rappresentare un’importante forma di gratificazione per il piccolo, contribuendo a rilassarlo.

Disco verde al succhietto, quindi, purché non se ne abusi: se l’uso diventa eccessivo e si protrae per lungo tempo, c’è infatti il rischio di deformazione delle arcate dentarie; inoltre, l’abitudine a tenere qualcosa in bocca parlando può determinare dei difetti di pronuncia.

Infatti se il bambino usa in modo costante il ciuccio a partire dai 2 anni fino ai 4, il succhietto potrebbe finire per causare danni alla dentizione del piccolo e, più precisamente, aumentare la probabilità che compaiano

deformazione del palato

malocclusioni

crescita anomala dell’osso premascellare.

Per questa ragione a partire dai 2 anni i genitori dovrebbero cominciare a ridurre le occasioni di utilizzo, pur se in modo graduale e rispettando i ritmi individuali di ogni bambino.

Come togliere il ciuccio gradualmente

Sarebbe sbagliato pensare che il bambino rinunci al ciuccio da un giorno all’altro, magari decidendo di farlo sparire inaspettatamente: uno stacco così netto, infatti, potrebbe rischiare di determinare un bisogno ancora più grande nel piccolo, spingendolo in alcuni casi a ricorrere al ditino come a un suo sostituto, un’abitudine che risulta molto più difficile da eliminare.

Più efficace risulta invece un approccio graduale che preveda una progressiva riduzione delle occasioni di utilizzo del ciuccio. Intorno ai 3 anni il bimbo si trova ad affrontare una serie di tappe decisive della sua crescita, fargli percepire il fatto di rinunciare al ciuccio come una scelta “da grandi” costituisce, di conseguenza, uno strumento molto efficace per motivarlo in tal senso.

Altrettanto sconsigliabile è, inoltre, cercare di avviare il processo di abbandono del succhietto in momenti contraddistinti da particolari tensioni emotive, come la nascita di un fratellino, l’inserimento all’asilo o un significativo contrasto interno alla famiglia. Accanto a un rincaro della dose di affetto e attenzione da parte dei genitori, l’effetto consolatorio del ciuccio in questi frangenti può costituire un valido aiuto per il bambino. È meglio quindi aspettare che sia più sereno.

La soluzione migliore per disabituare il piccolo al succhietto sarebbe quella di coinvolgere il bambino nella decisione di abbandonare il ciuccio, cercando di trasformarla in una conquista individuale: è senz’altro il modo migliore per fargli superare facilmente questo distacco.

Comunque, per aiutarlo in questa tappa più difficile sarebbe utile seguire questi 4 consigli

Stabilire insieme al bambino una riduzione delle occasioni di utilizzo del ciuccio: per esempio, glielo si può concedere al momento della nanna, spiegandogli però che ne dovrà fare a meno quando si va ai giardinetti.

Utilizzare la tecnica dei “rinforzi positivi”: ogni volta che il bimbo dimostra di poter fare a meno del succhietto, ci si complimenta con lui, gratificandolo per la nuova conquista attraverso complimenti e premi come un piccolo regalino o la sua merenda preferita.

Scegliere con lui un posto speciale in cui riporre il succhietto: sapere dove si trova lo rassicura circa il fatto di potervi ricorrere e ne riduce automaticamente l’esigenza.

Cercare di prevenire la richiesta del ciuccio da parte del bambino, cogliendo precocemente un suo improvviso cambio d’umore e distraendolo attraverso il gioco o con il coinvolgimento in altre attività.

Quale scegliere

L’offerta di succhietti presente sul mercato appare sempre più vasta e differenziata in diverse tipologie che si distinguono in base a vari criteri. Tra i principali la forma, il materiale e la mascherina.

La mascherina

La mascherina sostiene la tettarella e può avere forme diverse (a farfalla, tonda, a stella). Può essere in plastica, in caucciù o in silicone. Per i neonati sono adatti i modelli con la mascherina morbida, soprattutto per la nanna.

Sullo scudo vi è, di solito, un anello al quale è possibile agganciare una catenina di plastica da fissare alla tutina del piccolo, in modo da non perdere il succhietto se esce dalla bocca del bambino.

LA MASCHERINA TONDA
È quella classica dei ciucci a ciliegia ed è realizzata nel loro stesso materiale, in caucciù o in silicone. È morbida e priva di spigoli e, quindi, non infastidisce il bebé, adattandosi alle varie circostanze d’uso (come nel caso in cui il piccolo si addormenti con la bocca appoggiata al cuscino). Presenta, però, l’inconveniente di schiacciargli leggermente il nasino.

LA MASCHERINA A FARFALLA
È realizzata in plastica rigida e quindi risulta meno adattabile e più fastidiosa in caso di pressione. Ha, però, il vantaggio di essere meno ingombrante e lasciare libero il nasino. È apprezzata dai bambini un po’ più grandicelli in quanto è in genere contraddistinta da colori vivaci.

La tettarella

Si tratta della parte più importante del succhietto ed è necessario che sia sempre perfettamente pulita. Per questo, bisogna sterilizzare il ciuccio come si fa con il biberon e tenere il succhietto sempre protetto in una custodia, quando il bebé non lo usa. Per scegliere il ciuccio bisogna tener conto del materiale e della forma della tettarella…tutti studiati per adattarsi ai diversi mesi di vita del vostro bambino.

IL MATERIALE DELLA TETTARELLA

CIUCCIO IN SILICONE, è un materiale chimico atossico, derivante dal silicio (una sostanza presente in rocce e minerali) che assicura indeformabilità e massima igiene; non assorbe gli odori o i sapori, non viene alterato dall’usura o dai frequenti lavaggi e sterilizzazioni sia a caldo che a freddo. Rispetto al caucciù, però, risulta più soggetto alle lacerazioni provocate dai dentini, quindi se ne consiglia l’uso soprattutto nei primi 6 mesi di vita.

CIUCCIO IN CAUCCIÙ, la tettarella può essere in caucciù, una gomma naturale particolarmente liscia e morbida, resistente ed elastica. Per questo appare particolarmente indicata nella fase della dentizione (a partire dai 6 mesi). Ha, però, la tendenza ad assorbire l’acqua, trattenere gli odori e a deformarsi dopo un’usura prolungata e numerose bolliture o sterilizzazioni.

CIUCCIO IN LATTICE, è una gomma naturale, elastica, morbida e molto resistente, si possono usare fin dalla nascita ma sono perfetti anche “con tanti dentini”.

LA FORMA DELLA TETTARELLA

A GOCCIA, Si tratta della forma più innovativa, ellittica e piatta come l’anatomica ma più sottile e priva di ripiegamenti verso l’alto. Esercita una pressione uniforme sul palato. È stata studiata per ridurre al minimo sia l’apertura della bocca sia la pressione interna.

A CILIEGIA,  è la classica tettarella che richiama la forma del capezzolo della mamma. Tonda e morbida, è tra le preferite dal bebé. Si tratta di succhietti particolarmente indicati per i bambini di pochi mesi, in quanto riproducono la forma arrotondata del capezzolo.

ANATOMICA, studiata apposta per adattarsi alle caratteristiche del palato del neonato, ha una forma schiacciata ed ellittica, ripiegata verso l’alto. Essa contraddistingue i ciucci realizzati rispettando le caratteristiche anatomiche del palato del bambino.

Altri consigli per i genitori

Usate due o tre ciucci: soprattutto nel caso sia stato scelto un succhietto in caucciù, infatti, bisogna tenere conto del fatto che l’usura tende ad alterare la sua forma. Se il bimbo usa un solo ciuccio e lo dovesse perdere, potrebbe essere molto difficile abituarlo ad usarne uno nuovo, anche se dello stesso modello.

Portatene almeno un altro nell’apposita custodia quando si esce di casa: se il ciuccio cade a terra sarà così possibile sostituirlo con un altro pulito. Iniziate a ridurne l’uso dai 2 anni-2 anni e mezzo, nell’intento di disabituarne gradualmente il bambino.

Scegliere un succhietto di qualità

In tema di ciucci molte marche offrono una ampia gamma di proposte, allegre e colorate, dotate di portasucchietto e clip attacca succhietto.

Proprio grazie alla combinazione di materiali, dimensioni e forme, i succhietti delle migliori aziende produttrici seguono in modo naturale la crescita del bambino, soddisfacendo con prodotti di qualità le sue necessità.